Tecnologia: quando devi scegliere l'hard disk esterno!

Pubblicato da Chiara Tozzetti | Venerdì 24 Novembre 2017 in Tecnologia con 1 commenti
Tecnologia: quando devi scegliere l'hard disk esterno!

Chi ha bisogno di una memoria abbondante per il proprio pc potrebbe scegliere di affidarsi a un hard disk esterno per ottenere un risultato simile!

L'hard disk esterno è un dispositivo rimovibile che permette, attraverso una connessione a un computer o a un altro elaboratore principale, di archiviare i file. Gli hard disk esterni si differenziano rispetto a quelli interni perché sono dotati di un case che li rende più resistenti agli urti e che ne permette il trasporto e la connettività, in genere tramite porte USB 3.0. La tipologia di alimentazione e le dimensioni sono i due criteri più importanti da valutare nella scelta di un modello o dell'altro.

Le dimensioni e la tipologia di alimentazione

Per quel che riguarda le dimensioni, gli standard attuali sono essenzialmente due, e cioè quelli da 2.5 pollici o da 3.5 pollici. L'espressione in pollici riguarda il diametro del disco a rotazione che si trova all'interno del dispositivo: ovviamente gli hard disk esterni da 2.5 pollici, essendo più piccoli, sono più leggeri e, di conseguenza, più facili da trasportare, avendo le stesse dimensioni degli hard disk interni che sono installati sui computer portatili; gli hard disk esterni da 3.5 pollici, invece, presentano un volume più consistente ed essendo più resistenti sono raccomandati per essere usati sulle scrivanie (le loro dimensioni sono le stesse degli hard disk interni che sono installati sui computer tower).

Quando ci si mette in cerca di hard disk esterni da 2TB, 1TB, 500GB: offerte online, poi, è opportuno valutare anche la tipologia di alimentazione, che corrisponde al modo con il quale viene alimentato il disco esterno. Un hard disk di questo tipo, infatti, può usufruire di una alimentazione esterna o essere autoalimentato. In questo secondo caso si ha a che fare quasi sempre con dischi da 2.5 pollici che rendono possibile il funzionamento plug and play e fanno riferimento a una USB. L'autoalimentazione è raccomandata dagli esperti soprattutto per la semplicità di impiego che garantisce, ma non si può fare a meno di notare che costituisce un vincolo al terminale.

Non solo: in presenza di dischi 2.0, cioè di vecchia generazione, c'è il rischio che due USB per il collegamento, di cui una necessaria per l'alimentazione e l'altra necessaria per il trasferimento, risultino eccessive per un impiego su una console o su un computer portatile. Il problema è evidente in modo particolare per le console, visto che in molti modelli le porte USB servono anche per i joypad. D'altro canto, il difetto più facile da intuire dei dischi ad alimentazione esterna va individuato nella necessità di avere sempre a disposizione una presa di corrente nei paraggi.

Gli SSD portatili

Sul mercato negli ultimi tempi sono arrivati anche gli SSD portatili, che rispetto ai classici dischi da 2.5 pollici sono in grado di garantire performance decisamente più alte. In più, sono più semplici da trasportare, in virtù delle loro dimensioni contenute. I nuovi standard USB Type-C e USB 3.1 sono quelli che assicurano le prestazioni migliori. Nel caso in cui un dispositivo Type-C non possa essere abbinato a un connettore Type-A, non c'è altro da fare che ricorrere a un adattatore, che ha un costo di pochi euro.

Il consiglio, in conclusione, è quello di provare a optare - ogni volta che se ne ha la possibilità - per gli USB 3.0 o, al massimo, per gli USB 3.1: a quel punto resta da decidere se scegliere un dispositivo per l'archiviazione su memoria esterna dei file ad alta portabilità, e quindi da trasporto, o a postazione fissa, e quindi da scrivania.

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Chiara Tozzetti
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