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3 trend della ricerca a pagamento da Search Engine Land

Pubblicato da Tozzetti Chiara | Giovedì 14 Aprile 2016 in Web Marketing, Web Advertising, Formazione, Analisi di Mercato con 0 commenti
3 trend della ricerca a pagamento da Search Engine Land

Google e gli altri sono sempre a lavoro su novità e idee per rendere Internet a misura di marketing: ma quali potrebbero essere i prossimi passi?

Per invogliare i rivenditori a fare pubblicità sui motori di ricerca e gli utenti a concedere qualche minuto di attenzione c’è bisogno di innovazione continua e di tenere gli strumenti e i mezzi di comunicazione sempre aggiornati alle ultime tendenze e alle evoluzioni della tecnologia.
Tradotto e servito un articolo di Search Engine Land, un sito specializzato nel settore, che tratta proprio di quali potrebbero essere le prossime evoluzioni di Google e degli altri motori di ricerca nel campo delle ricerche a pagamento secondo la giornalista Mona Elesseily.

«Recentemente abbiamo notato alcuni cambi significativi nelle pagine dei risultati di ricerca (SERP). Gli annunci nella sezione destra della pagina sono scomparsi, e nei dispositivi mobile, si vedono in modo sempre più chiaro gli annunci si Google Shopping.

In questo articolo, parlerò di alcune tendenze più evidenti della ricerca a pagamento e farò qualche congettura a proposito di dove questi trend ci porteranno. Nonostante mi riferisca più che altro a Google, questi ragionamenti probabilmente si potranno applicare a tutti i principali motori di ricerca.
 

1. Più sezioni “shopping” a pagamento
 

Product listing adv - Google Cybermarket poggibonsi siena

Google Shopping è stato un successo per Google, e la quota di click dale pubblicità di Google Shopping (ossia Product Listing Ads) continua a crescere. Infatti, secondo I dati du Merkle, “Su tutti i dispositivi, le PLAs hanno generato un complessivo 38% dei click dei rivenditori sulle ricerche Google nell’ultimo trimestre de 2015, rispetto al 30% dell’anno precedente.”
La crescita del PLA è statat arginata da un paio di cambiamenti molto recenti, il primo dei quali è stato avere una maggiore visibilità dei risultati di Google Shopping sui dispositivi mobili (specialmente per le compagnia locali).
La recente crescita potrebbe anche essere ricercata nel programma AdSense di Google per la sezione Shopping, che permette ai rivenditori di mostrare gli annunci su siti di terze parti. Infine, l’aggiunta di nuovi partner di ricerca come ad esempio Target e Kohl’s sembra avere dato una spinta agli annunci PLA.
La crescita di Google Shopping sicuramente continuerà ad andare avanti e qua ci sono altri possibili evoluzioni di questo strumento:
 

Risultati di Google Shopping: di più / peggiori
 

La visibilità dei risultati di Google Shopping potrebbero aumentare (soprattutto sui desktop), oppure potremmo vederli ripetuti altrove nelle SERP. Dopotutto è già capitato di trovare i risultati di Google Shopping nelle ricerche per immagini. Questo è chiaramente uno dei possibili modi in cui Google potrebbe scegliere di monetizzare pagine di contenuti.
 

Ricerca di prodotti locali a pagamento
 

Non sarei sorpresa di vedere i risultati “local” diventare una sezione a pagamento sullo stile di Google Shopping (ricordate quando Google Shopping era gratuito?).
Recentemente Google ha apportati alcune modifiche anche ai risultati locali con l’introduzione delle Local Business Cards, e il carosello ha un aspettto davvero molto simile a Google Shopping.

Local Shopping Google - Cybermarket Poggibonsi Siena Toscana Firenze

Credo che le pubblicità del Local Inventory (LIA) siano il primo passo di Google in questa direzione. Gli annunci LIA (mostrati nell’esempio in alto) mostrano quanto è vicino il negozio rispetto alla tua posizione attuale e mostra l’inventario di un negozio molto specifico.
La monetizzazione dei risultati locali potrebbe sicuramente portare guadagni rilevanti per Google (o per gli altri motori di ricerca).
 

Pubblicità a pagamento nei messaggi
 

Visto che le chat e l’instant messaging diventano sempre più popolari (e ultimamente anche sempre più un canale di marketing), non è difficile immaginare che che i risultati di ricerca relativi allo shopping possano essere introdotti all’interno delle nostre conversazioni in chat. E in effetti Facebook ci sta già pensando con la tecnologia chiamata “Messenger Bot Store.”
E anche Google sta lavorando su un nuovo servizio di chat. A quanto dicono, non solo permetterà agli utenti di scambiarsi messaggi con gli amici, ma anche di fare delle vere e proprie ricerche. Gli utenti potranno scrivere una domanda, e il chatbot potrà rispondere alla domanda all’interno della stessa conversazione.
Questo è evidentemente pensato per fare in modo che le persone continuino ad usare Google per le ricerche, e probabilmente Google spera di trovare il modo di monetizzare questo servizio in qualche modo o forma.
 

2. Ricerca vocale & linguaggi naturali
 

Un altro tema importante è sicuramente relative alla ricerca attraverso i linguaggi naturali. Ad oggi siamo abituati ad avere a che fare perlopiù con assistenti personali digitali come Cortana, Siri, Google Now e Alexa (per Amazon Echo).
A un evento recente a Bellevue, Microsoft ha parlato di un’integrazione diretta tra assistenti di ricerca digitali all’interno di Microsoft Office, così come all’interno degli impegni e del flusso di lavoro giornaliero.
I motori di ricerca stanno lavorando parecchio per comprendere i comportamenti umani all’interno di contesti differenti. Sarà particolarmente interessante vedere come Google sarà in grado di monetizzare questo aspetto, dato che si tratta di un elemento che potrebbe “allontanare” le persone dal ricercare su dispositivi come telefoni cellulari e computer.
Ecco un esempio di cosa Cortana potrebbe fare mettendo insieme location targeting and e-commerce una volta che l’e-commerce bit sarà arrivato (benché sia un traguardo ancora abbastanza  lontano):

Cortana nota che c’è molto traffico sulla strada per casa, quindi ti suggerisce di fermarti a un negozio di sport che si trova sul percorso per comprare un paio di scarpe da ginnastica che sono appena andati in saldo. L’evento “passa a comprare le scarpe da ginnastica” è stato archiviato sul telefono e/o computer, in base a una ricerca recente o perché in precedenza avevi comprato un paio di scarpe uguali (o simili).

Questo tipo di pubblicità otterrà informazioni da un molte fonti differenti (acquisti passati, preferenze personali, stringhe di ricerca e così via) ma sarà principalmente su mobile e molto personalizzata. Si tratta di un puzzle particolarmente difficile da risolvere perché i vari pezzi dell’informazione dovranno essere presi in considerazione sul momento. Nessuno al momento è veramente avanti in questo campo.
 

3. Pubblicità estesa sulle app
 

Ci sono molte chiacchiere in questo momento a (sia online che alle conferenze) a proposito di app indexing e deep link per il posizionamento sui motori di ricerca. Con l’app indexing, gli utenti sono in grado di vedere  e avere a che fare con i contenuti delle app direttamente all’interno dei risultati di ricerca, anche se l’applicazione non è stata installata sul loro dispositivo mobile.
La linea che divide l’esperienza in app e quella su desktop sta diventando sempre più confusa. Se diventerà ancora più difficile da percepire, mi immagino già Google (e gli altri motori di ricerca) che cercano di inserire pubblicità in qua e la più in profondità all’interno dei contenuti delle app.
Attualmente, le campagne Universal App sono molto limitate, e chi sceglie di fare pubblicità usando questo strumento in pratica può solo incoraggiare gli utenti a scaricare una certa app sul canale di ricerca. Nella display e su YouTube. Detto questo, immagino che saremo in grado di fare pubblicità nelle app esattamente come facciamo sulla rete dei contenuti.
Naturalmente lo stesso ragionamento può essere applicato anche ad altre piattaforme, siti, dispositivi, canali di marketing e così via.»

Tozzetti Chiara
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Tozzetti Chiara - Cybermarket Web Agency

Web Marketing Strategist - Certificata Google Partner

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